La sua influenza nel mondo artistico è, enorme Il suo lavoro influenzo, artisti come Andy Warhol, Donald Judd e Claes Oldenburg. Ha dimostrato che un’idea apparentemente semplice — il punto, la rete, la ripetizione — può diventare un intero universo artistico. Ha inoltre trasformato lo spettatore da semplice osservatore in parte dell’opera. Oggi i suoi pois sono immediatamente riconoscibili in tutto il mondo. Le sue opere hanno attraversato musei, piazze, installazioni e spazi pubblici, entrando anche nella cultura popolare. Ma dietro l’immagine colorata e spettacolare rimane una ricerca molto più intima: il tentativo di trasformare una mente tormentata in un luogo di infinito.
La sua infanzia non è serena. Cresce in una famiglia agiata ma, secondo i suoi racconti, difficile e oppressiva. La madre scoraggia la sua passione per l’arte, mentre il rapporto con il padre e con la famiglia lascia profonde ferite. Nata a Matsumoto, in Giappone, nel 1929, fin da bambina vive un rapporto particolare con la realtà. Dipingere significa per lei trasformare ciò che la spaventa in qualcosa che può osservare, ripetere e controllare. I suoi disturbi visivi e le sue ossessioni non devono essere considerati semplicemente una malattia che crea arte. vede apparizioni, reti, fiori e infiniti punti che sembrano ricoprire il mondo.
Kusama stessa ha raccontato come la sua esperienza psicologica abbia profondamente influenzato il suo lavoro. I punti e le reti diventano una sorta di risposta creativa alle sue visioni: ripetendo sulla tela ciò che vede nella mente, sembra riuscire a dare una forma all’infinito e a trasformare la paura in immagine. Il suo stesso museo parla di queste ripetizioni come di un tentativo di liberazione e di “auto-annullamento” del sé.
Nel 1958 viaggia a New York. Qui entra nel cuore dell’avanguardia artistica newyorkese, e realizza enormi tele ricoperte di minuscole forme ripetute, le Infinity Nets. Negli anni Sessanta sperimenta pittura, scultura, installazioni, performance e happening, entrando in dialogo con l’Espressionismo astratto, il Minimalismo e la Pop Art. Il suo successo ha influenzato il mondo dell’arte, diventando progressivamente una vera icona dell’arte contemporanea. Negli anni successivi il suo lavoro è stato riscoperto e ha raggiunto una fama internazionale straordinaria.
Dopo il ritorno in Giappone nel 1973, Kusama continua a lavorare e, nel 1975, entra volontariamente in una struttura psichiatrica per ricevere trattamento. Da allora continua a vivere e lavorare a Tokyo, mantenendo una produzione artistica molto intensa. L’ospedale non diventa la fine della sua carriera: al contrario, il disegno e la pittura continuano a essere strumenti fondamentali della sua esistenza.
La sua Arte singolare e caratteristica è la ripetizione armonica. Un punto diventa cento, mille, milioni. Una rete continua fino a perdere il proprio confine. Una forma si moltiplica fino a non poter più essere distinta dalle altre. È questa la sua idea di self-obliterati on, l’annullamento del sé: non essere più una figura separata, ma diventare parte di qualcosa di infinito.
I colori delle sue opere sono spesso intensi e contrastanti: rosso e bianco, giallo e nero, rosa, arancio, blu. I pois sembrano stelle, bolle, cellule, pianeti. Le forme sono semplici ma, attraverso la ripetizione, diventano ipnotiche. Anche i materiali cambiano continuamente: pittura, tela, stoffa, plastica, legno, specchi, luci, oggetti quotidiani. Kusama non vuole soltanto dipingere un’immagine: vuole trasformare l’ambiente e coinvolgere il corpo dello spettatore. Le sue sculture morbide degli anni Sessanta, ricoperte di elementi ripetuti, trasformano mobili e oggetti comuni in presenze strane e quasi organiche. La materia sembra crescere, invadere lo spazio, moltiplicarsi. È come se l’ossessione uscisse dalla tela e cominciasse a occupare il mondo reale.
Tra le sue creazioni più celebri ci sono le Infinity Mirror Rooms, stanze nelle quali specchi, luci, acqua e oggetti vengono moltiplicati fino a creare l’impressione di uno spazio senza confini. Entrare in una di queste stanze significa perdere per un momento la certezza di dove finisca il proprio corpo e dove cominci il mondo. Le luci si riflettono all’infinito, le immagini si ripetono, lo spazio sembra non avere più pareti. Lo spettatore non guarda semplicemente un’opera: entra dentro l’opera e diventa parte della sua infinita ripetizione.
La prima importante esperienza di questo tipo risale al 1965, mentre nel corso degli anni Kusama ha sviluppato numerose varianti. Le stanze degli specchi sono diventate uno dei simboli della sua fama internazionale, capaci di unire arte, esperienza sensoriale e meraviglia. Il dipinto più costoso di Yayoi appartenente alla celebre serie degli Infinity Nets è Unititled (Nets) è stato battuto all’asta l’anno 2022 da Phillips a New York per la cifra record di !0.496.000 dollari (circa 8,5miglioni di euro).
Tra le immagini più amate di Kusama ci sono le zucche. Il motivo della zucca nasce da un ricordo dell’infanzia e accompagna l’artista per decenni, trasformandosi in dipinti, sculture e installazioni. La sua forma irregolare, diventa nelle mani di Kusama una creatura fantastica. La zucca gialla ricoperta di pois neri è diventata quasi un autoritratto dell’artista: una forma concreta, immersa nel suo universo di ripetizioni. È difficile guardare una zucca di Kusama senza sorridere, ma dietro quella semplicità c’è un’idea profonda: anche una piccola forma può diventare infinita quando viene ripetuta.
Nelle opere Infinity Mirror Rooms stanze nelle quali specchi, luci, acqua e oggetti vengono moltiplicati fino a creare l’impressione di uno spazio senza confini. Entrare in una di queste stanze significa perdere per un momento la certezza di dove finisca il proprio corpo e dove cominci il mondo. Le luci si riflettono all’infinito, le immagini si ripetono, lo spazio sembra non avere più pareti. Lo spettatore non guarda semplicemente un’opera: entra dentro l’opera e diventa parte della sua infinita ripetizione. Le zucche vengono moltiplicate dagli specchi e sembrano galleggiare nello spazio come pianeti luminosi.
Guardare un’opera di Yayoi Kusama è come affacciarsi sul bordo dell’universo. Un punto appare solo, poi un altro, poi un altro ancora, finché non esiste più un punto solo e tutto diventa una costellazione. Il colore non riempie la tela: la fa respirare. Le forme si moltiplicano, si inseguono, si perdono. Nelle sue stanze degli specchi entriamo cercando noi stessi e finiamo per perderci. La nostra immagine ritorna cento, mille volte, fino a diventare una piccola luce nell’infinito. E forse è proprio qui la «poesia» di Kusama: perdersi non significa scomparire, ma diventare parte di qualcosa di immensamente più grande. Le sue zucche a pois, così semplici e così misteriose, sembrano piccoli pianeti caduti sulla Terra. Sono il ricordo dell’infanzia trasformato in universo.
Kusama prende le sue paure, le sue ossessioni e le sue visioni e non le nasconde: le dipinge, le moltiplica, le riempie di colore. Così ciò che poteva essere soltanto dolore diventa bellezza con Un punto. Una luce. Uno specchio. Una zucca. E poi l’infinito. Fino ad Agosto 2026, è stata l’artista vivente che ha venduto di più al mondo.
