In preda alla disperazione, John decide di attraversare l’Oceano. Si imbarca su una nave portando con sé ciò che gli resta della donna che ha amato: il suo corpo, chiuso in una bara, e il ricordo di una vita ormai lontana.
La storia di Sarah Ellen appartiene a quel territorio oscuro in cui la realtà incontra la leggenda. Era un’epoca in cui la paura poteva trasformarsi in condanna e una donna poteva essere chiamata strega semplicemente perché la sua esistenza sembrava incomprensibile agli occhi degli altri. Sarah Ellen, cittadina inglese, fu accusata di omicidio e di stregoneria. La sua storia si inserisce nel lungo e doloroso capitolo della caccia alle streghe, un fenomeno che attraversò l’Europa tra la fine del Medioevo e l’età moderna e che, in alcune forme, sopravvisse fino ai tempi più recenti.
Nel giugno del 1913, nella cittadina inglese di Blackburn, Sarah aveva quarantuno anni. Secondo la leggenda, fu dichiarata colpevole e condannata a morte. Venne incatenata e rinchiusa in una casa foderata di piombo, dove sarebbe stata sepolta viva. Quando la porta della casa stava per essere chiusa, Sarah avrebbe lanciato una maledizione. «Avrebbe giurato di tornare, non dopo dieci anni, non dopo venti. Ma dopo Ottant’anni».
John Roberts Pryse, suo marito, non si rassegnò e dopo l’ennesimo rifiuto di concedere a Sarah una sepoltura in terra consacrata, prese una decisione disperata: partire. La nave lasciò l’Inghilterra e lentamente la costa scomparve all’orizzonte, Dietro di lui rimaneva una terra che non aveva voluto accogliere sua moglie, davanti, l’Oceano e dentro la nave, il silenzio della bara. John attraversò il mare cercando un luogo che potesse finalmente accogliere Sarah. Dopo una lunga traversata arrivò a Pisco, in Perù.
Lì, finalmente, trovò ciò che aveva cercato per tanto tempo, una tomba, di cinque sterline furono sufficienti per comprare un piccolo spazio di terra. Per la prima volta, dopo tanto viaggio, Sarah poteva finalmente riposare, John la seppellì è la terra di Pisco divenne la sua ultima casa.
Passarono gli anni il tempo sembrò cancellare la storia la tomba rimase in silenzio, custodendo un nome e una leggenda. Poi, all’inizio del 1993, qualcosa cambiò. Le trasmissioni televisive e radiofoniche cominciarono a parlare di vampiri, di morte e di ritorni dall’aldilà. La storia di Sarah Ellen venne accostata all’immaginario di Dracula di Bram Stoker. E il vecchio ricordo tornò a vivere, dopo Ottant’anni la profezia stava per compiersi. Secondo la leggenda, Sarah Ellen sarebbe dovuta tornare dalla morte non più donna, non più moglie, «ma vampira». La voce si diffuse come un vento improvviso.
La Cittadina di Pisco cominciò a riempirsi di curiosi. Il cimitero divenne il centro di una febbre collettiva. La gente arrivava da ogni parte, desiderosa di assistere all’impossibile. Attorno alla tomba nacque un piccolo mondo fatto di paura, curiosità e superstizione. Nei negozi comparvero crocifissi di legno, portachiavi, catene d’aglio, amuleti, magliette con immagini di vampiri, carte per indovinare l’ora del ritorno e opuscoli che raccontavano la leggenda. La paura diventò commercio, la morte diventò spettacolo, a leggenda diventò realtà.
Le persone arrivavano al cimitero vestite di nero, portavano anelli rossi, amuleti e oggetti contro la stregoneria. Alcuni intonavano canzoni accompagnate dai violini. Altri pregavano davanti alla tomba per l’anima di Sarah Ellen, l’aglio comparve sulle porte delle case, le famiglie cercavano protezione le donne incinte, terrorizzate dalla possibilità che lo spirito della donna potesse reincarnarsi, lasciavano la città. Pisco sembrava vivere sospesa tra il presente e un passato oscuro, era come se, per una notte, il confine tra i vivi e i morti fosse diventato sottile.
Arrivò infine il 9 giugno il giorno della profezia il giorno in cui, secondo la leggenda, Sarah Ellen avrebbe dovuto uscire dalla tomba, il mondo sembrò trattenere il respiro: Giornalisti, televisioni, radio, curiosi e turisti arrivarono a Pisco. Numerose troupe televisive si prepararono a riprendere il momento.
Le persone si accamparono davanti al cimitero la notte scese lentamente e la folla rimase in attesa alcuni guardavano la tomba, altri guardavano l’orologio. Qualcuno pregava, qualcuno sperava davvero di vedere una mano emergere dalla terra. La polizia dovette intervenire per controllare la folla che si accalcava attorno alla tomba. L’allora monsignore invitò tutti alla calma e alla preghiera per l’anima della defunta, ma la paura aveva già preso possesso dell’immaginazione collettiva, «Siamo in Perù o nella Transilvania?», si chiedeva qualcuno.
Un becchino del cimitero raccontava di aver trascorso tutta la notte lì, cercando di occupare il tempo per non pensare a ciò che sarebbe potuto accadere. Un giornalista, con ironia e paura, disse, «Quello che mi spaventa è pensare che potrei essere io la prima vittima». Poi arrivò la mezzanotte, il silenzio, nessun rumore, nessuna mano, nessun corpo che si rialzava, nessuna vampira. La tomba rimase immobile, la terra non si aprì, Sarah Ellen non tornò. E proprio in quella notte, nella sua immobilità, nacque definitivamente il mito.
Da allora, la tomba di Sarah Ellen non è più soltanto una tomba. È diventata un luogo della memoria; e ancora oggi viene adornata con fiori, lasciati in segno di gratitudine e affetto. La donna che un tempo era stata temuta come strega è diventata, con il passare degli anni, quasi una figura benevola, una «strega buona» custodita dalla memoria popolare. Ogni 9 giugno, persone e curiosi tornano al cimitero di Pisco, tornano per vedere la tomba, tornano per ricordare la leggenda, tornano forse per sfidare ancora una volta la paura della morte.
Sulla lapide della sfortunata Sarah Ellen rimane una semplice iscrizione: In Memoriam di Sarah Ellen, amata sposa di Roberts Pryse di Blackburn, Inghilterra. Nata il 6 marzo 1872 e morta il 9 giugno 1913. D.P.
John, dopo aver viaggiato in lungo e in largo alla ricerca di un luogo per il riposo eterno della moglie, sarebbe infine tornato in Inghilterra. Dopo di lui, il silenzio, di John non si seppe più nulla, ma Sarah, rimase nella terra di Pisco, rimase nei racconti della gente, rimase nei fiori deposti sulla sua tomba, rimase nella paura di chi, quella notte del 9 giugno, aveva aspettato davanti alla sua sepoltura e soprattutto rimase nella leggenda.
Perché alcune persone muoiono una sola volta; altre, invece, continuano a vivere ogni volta che qualcuno pronuncia il loro nome e Sarah Ellen, ancora oggi, continua a vivere, non come vampira, non come strega. Ma come una donna che, dopo essere stata rifiutata dalla propria terra, attraversò l’Oceano nella bara e trovò finalmente, dall’altra parte del mondo, un luogo dove riposare. Pisco divenne la sua ultima casa. E la sua leggenda, il suo eterno ritorno.
