La Pietà di Michelangelo Buonarroti, replica fedele dell’originale custodita nella Basilica di San Pietro, scolpita nel candido marmo di Carrara, vive dal 1960 nella Chiesa di Santiago Apóstol, tra i silenzi luminosi di Puno.

Scolpita nel candore del marmo di Carrara, questa presenza rinascimentale ha trovato dimora, dal 1960, nella Chiesa di Santiago Apóstol, nel cuore remoto di Lampa, “la città delle sette coline”; destando curiosità a turisti e visitatori di tutto il mondo.

Qui, nella cosiddetta “città rossa”, la scultura appare come un miracolo sospeso tra cielo e roccia. La chiesa che la accoglie, costruita tra il 1678 e il 1685, si erge in pietra Sillar[1] dal caldo colore rosso, con tegole semicircolari che, al tocco del sole, si accendono di riflessi cangianti. È un luogo che sorprende lo sguardo e trattiene il respiro, custode di un’armonia rara tra architettura e paesaggio.

Considerata un gioiello del barocco andino, la chiesa rivela al suo interno un trionfo di oro e devozione: altari rivestiti in foglia d’oro, una cupola affrescata che racconta il cielo, e un mausoleo che custodisce memorie silenziose. Tra le sue navate si dispiega anche la ricchezza della Scuola di Cusco[2], dove il sacro europeo si intreccia con l’anima andina: colori intensi, volti locali, simboli che parlano due lingue in un’unica preghiera. Tra le opere, spiccano la maestosa figura di Santiago Apostolo, la Vergine dell’Immacolata Concezione e scene come l’Ultima Cena[3], cariche di spiritualità e identità.

La replica della Pietà giunse fin a Lampa-Puno-Perù; grazie alla volontà di Enrique Torres Belòn, filantropo e uomo visionario, che ne commissionò la realizzazione in Italia e la generosità di Papa Giovanni XXIII permisero a quest’opera di attraversare oceani e altitudini, fino a posarsi tra queste montagne, arricchendo un luogo già intriso di fede.

In principio, la scultura fu custodita in una cripta sotterranea, tra ossa incrociate, con decorazioni che includono teschi e ossa disposti in macabri motivi geometrici; silenti in un dialogo profondo tra vita e morte. Oggi riposa nel municipio di Lampa; mentre nel mausoleo in marmo nero trovano dimora le spoglie dello stesso Torres Belòn, come a suggellare un legame eterno tra uomo, arte e devozione.

Sotto la chiesa, si apre un mondo nascosto: corridoi sotterranei, catacombe[4] e ossari, dove teschi e ossa disegnano figure geometriche-sacre, lungo le pareti. È un luogo suggestivo, quasi sospeso nel tempo, che racconta il rapporto antico tra morte e fede, tra memoria e immortalità, secondo la visione coloniale a disposizioni le sepolture di nobili, rappresentanti locali e alcuni cittadini.

Nota: E mentre lo sguardo si posa sulla Pietà — la giovane Madonna che sorregge il Cristo, scolpita da Michelangelo quando aveva appena ventitré anni — si percepisce un’eco lontano, che unisce Roma alle Ande peruviane. Due mondi, una sola emozione: la bellezza che consola, il dolore che si fa arte, il silenzio che diventa eterno.


[1] Minerale o concio di pietra naturale.

[2] Importantissimo raduno di migliori pittori andini dell’epoca.

[3] Tematica che tratterò in un altro file.

[4] Catacombe simile a quella di Palermo-Italia.

Elva Collao

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