Gli “Indiani d’America”[1] evocano la memoria del legame migratorio, culturale ed economico dei lavoratori palmeri verso Cuba, la “terra promessa”. Una ricorrenza che, sin tra XIX e XX secolo, si rinnova con ironia, intrecciando storie di partenze e ritorni, e custodendo tracce linguistiche e culturali nate dall’incontro e dall’accoglienza.
Una vena critica verso l’ostentazione di chi tornava, segnato da nuove abitudini ed esperienze: a incarnare tutto ciò, con forza simbolica e teatralità, è la figura iconica della “Negra Tomasa”.
Non si tratta soltanto di un cambiamento nel vestire, ma di un dialogo più profondo: quello tra l’uguaglianza dei cittadini cubani e i canari rientrati dall’isola. Le celebrazioni diventano così il frutto di influenze reciproche, dando vita a un “Atlantico spagnolo”, un gemellaggio di lingua e costumi tra Cuba e le Canarie. In questa fusione nasce una nuova identità condivisa, riconoscibile anche nel ceseo[2] dove — come si dice — “molte parole non si vedono, ma si sentono”.
I carnevali, dalle origini antichissime — basti pensare a quello di Venezia, attestato già nel 1094, o a quello di Cadice, risalente al XV secolo — trovano qui una declinazione unica, nata dai flussi di mercanti e lavoratori tra le Canarie e Cuba. Una tradizione che, dagli inizi del XX secolo, celebra questi legami con tono satirico, giocoso e profondamente simbolico.
La festa raggiunge il suo culmine con l’attesa della “Negra Tomasa”[3]: il suo arrivo dal mare segna il momento più atteso, il cuore pulsante del carnevale. Interpretata dal cittadino Víctor Díaz, con il suo travestimento buffonesco, diventa emblema di allegria e inclusione, rievocando anche la memoria delle donne cubane giunte a Santa Cruz de La Palma.
Accolta dagli “Indiani” nel porto, tra ritmi cubani, mojito e risate, dà inizio alla festa: un’esplosione di gioia che si diffonde lungo la Calle Real, teatro delle sfilate. Qui, una nube bianca di talco avvolge la folla — simbolo ironico di ostentazione e abbondanza — mentre centinaia di persone, vestite di bianco, si lasciano trasportare dal gioco e dalla parodia.
Nel trascorso della festività carnevalesca, il buttare talco in faccia si costruì sulla base del simbolo della abbondanza, il lasciare passare fu la logica giustificatrice, il divertimento era assicurato e le beffe erano ben accette trasformandosi in la festività Canaria simbolo dell’accoglienza e le sfilate satiriche “Murgas”[4] sull’ostentazione del “successo degli indiani ottenuti a Cuba”, in cui il “vanto” è rappresentato dal colore bianco, le donne indossano abiti tipici dell’epoca, orlati con merletti, cappelli e ventagli, gli uomini in “traje elegante”- “Terno”[5] , anche con Guayabere[6], valigie in mano, cappelli di panama, gustando il tradizionale mojito e sigari[7] in boca ed è l’esibizione dell’opulenza l’ indossare i gioielli vistosi è l’adesione alla classe benestante il vestirsi con l’eleganza dell’epoca fu assicurare la posizione in società.
Nel tempo, il gesto di lanciare talco è diventato simbolo di prosperità e leggerezza: un rituale in cui il divertimento è sovrano e la beffa è accolta con sorriso. Le murgas[8] accompagnano le sfilate con la loro satira sull’ostentato “successo degli Indiani” a Cuba. Il bianco domina la scena: le donne indossano abiti d’epoca, ornati di merletti, cappelli e ventagli; gli uomini sfoggiano eleganti terni, guayabere, cappelli di Panama e valigie in mano, tra sigari e mojito, esibendo con ironia un’opulenza che diventa linguaggio teatrale e sociale.
Il brano “La negra Tomasa” dall’Autore Guillermo Rodriguez, scritto nel 1937, e un classico della musica cubana, il son-salsa. eseguita da Jhonny Pacheco e il gruppo la Charanga.
A suggellare questa atmosfera, il brano “La Negra Tomasa”, scritto nel 1937 da Guillermo Rodríguez, classico della musica cubana tra son e salsa, reso celebre anche dall’interpretazione di Johnny Pacheco e della sua Charanga: una melodia che ancora oggi accompagna e anima il cuore pulsante della festa.
[1] Gli Indiani d’America: immigrati arrivati per lavorare a Cuba,
[2] Ceseo: fenomeno fonetico della lingua spagnola, in cui la lettera Z davanti a; a, o u; è la c, davanti a e, i sono pronunciate come “S”.
[3] Negra Tomasa: personaggio iconico e rappresentativo della festività. Incarnare simbolicamente un’epoca.
[4] Murgas teatro di strada.
[5] Completo da uomo. Vestito elegante.
[6] Camicia da uomini, usata nell’epoca)
[7] Puro: è il sigaro in cuba.
[8] Teatro di strada.
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