Gli Arcangeli archibugieri figure iconografiche del barocco andino[1], inizialmente concepiti come figure dalle fisionomie celestiali, delicate e raffinate, assumono in molti casi tratti quasi androgini, divenendo immagini sospese e simboliche, capaci di trascendere la dualità tra maschile e femminile. Inserite in un contesto militare e devozionale, queste figure generano un forte contrasto con la solennità dell’arte europea, dando vita a un linguaggio iconografico originale, profondamente suggestivo e caratteristico del mondo barocco andino.
Il divino si umanizza, creando un forte legame emotivo con l’osservatore: è una delle caratteristiche più profonde dell’iconografia religiosa ispanica e della fede popolare nella protezione degli angeli. In questo contesto, i dipinti in cui le figure celesti sono rappresentate con armi da fuoco non evocano violenza, ma simboleggiano piuttosto la protezione divina rivolta ai fedeli andini. Tali immagini ebbero grande influenza sulla popolazione, che interpretava il fragore degli angeli archibugi — descritti simbolicamente come “tuoni della mano” — come rito di potere sovrumano disceso dal cielo
Il progetto pittorico si sviluppa su fondi neutri e piatti, spesso realizzati oleo su stoffa, dove le figure emergono al centro della scena: volti giovanili, sereni ed eterei. I personaggi, spesso dai capelli ricci e piumati, appaiono immersi in un’atmosfera sospesa tra realtà e simbolo. Personaggi con fisonomia locale considerati protettore anche delle famiglie, coperte di corazze, elmi delle “legioni romane”[2], divengono un incontro culturale nell’iconografia che si fondono la Teologia Europea con quella andina – spagnola – italiana. una specie di simbolismo sincretico.
Michelle Arcangelo viene talvolta duplicato nella tradizione degli “archibugieri” come figura distinta seducente e fortemente evocativa: un esempio significativo di arte sacra ispanica. Presentati con abiti aristocratiche e gonnelline e le maniche a bufo da ispirazioni europea simboli di ricchezza e onorabilità, riccamente decorati da elementi della flora e della fauna locale.
Se distinguono per la ricchezza dei dettagli, da colori vivaci e brillanti, con il predominio del rosso Florentino, l’uso abbondante del “broccato-andino”[3] — che dona luce e preziosità alle composizioni, alcuni archibugieri non solo hanno spada o lancia e l’archibugio[4], simbolo del periodo ispanico, se distinguono dalla combinazione di elementi sacri e militari, vestiti con la tradizionale corazza delle milizie, tipiche del XVI secolo simili ai “Tercios de flandes”[5].
[1] Sono figure iconografiche, del XVII-XVIII secolo.
[2] Erano l’unita base dell’esercito romano nell’Antichità, nel periodo che va dalla Repubblica all’ Impero.
[3] Brocato, colore dorato o rivestimento in lamine d’oro
[4] Archibugio Arma da fuoco.
[5][5] Tercios Flandes, unita militare d’élite dell’esercito spagnolo asburgico che dominarono i campi di battaglia europei per oltre1 50 anni, durante la guerra degli Ottant’anni. 1516-173.
