Il COVID è arrivato nelle grandi città attraverso le Comunità più agiate

«I paesi travolti dalla pandemia sono le zone di economie solide, con infrastrutture ospedaliere di alta qualità come Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti. Questo dimostra che la prosperità e lo sviluppo non sono garanzie contro l’epidemia. Ciò che invece determina il successo nel contrasto del morbo è la tempestività di gestione e di implementazione delle azioni di risposta alla pandemia» 1

L’effetto catastrofico sviluppato dal virus attraverso il contagio ha creato solitudine; il lockdown ha prodotto i suoi effetti, oltre che nelle persone, nelle attività sociali, economiche, produttiva, lavorative, scolastiche (in molti casi c’è il rischio dell’abbandono degli studi di alcuni settori della popolazione), negli spostamenti, nella vita ricreativa e affettiva delle persone. Il sospendere in parte le attività, ovvero la restrizione, non significa ridurre il contagio della pandemia: il pericolo è che possa ricomparire l’infezione con più forza, come già è successo in alcuni Paesi, che oggi hanno un elevato tasso di contagio fra le popolazioni. Si dovrà ricordare sempre che la pandemia è dietro l’angolo, “nell’aria”, nelle persone, nelle relazioni e dobbiamo correre ai ripari, tenendo sempre in pugno il controllo della malattia non abbandonare la prudenza. 

La grande crisi globale ha messo in ginocchio i sistemi di ogni paese, creando delle criticità che si dovranno affrontare con politiche di riequilibrio di “tutti insieme”: «La pandemia di Covid 19 è senza precedenti come fonte di triplice crisi. Affrontare le sfide sanitarie globale con approcci globali, non con l’isolamento: la pandemia e contemporanea. Può ricordarci che in fatto di sanità facciamo parte di una comunità globale con uno stesso destino, che dobbiamo trovare risposte pure concepite a livello globale come le sfide che dobbiamo affrontare. E che è possibile reagire alle malattie transfrontaliera non isolandosi ma con la solidarietà globale». 2

I Paesi che hanno affrontato meglio la minaccia del Covid-19, sono i Paesi del Sudest Asiatico, la Germania, che fra gli altri Paesi occidentali è stata pronta a rispondere, evitando il contagio di massa e riducendo la mortalità. È il caso del Portogallo e della Grecia, che presero prontamente le misure necessarie evitando il diffondersi del virus e oggi sembrano non subire una crisi sanitaria così forte come negli altri Paesi 3

Invece secondo Medici Senza Frontiere: «Il virus è arrivato, nelle grandi città, attraverso le comunità più agiate, presumibilmente portato da persone che risiedono all’estero, o tornate dalle vacanze, o dagli uomini d’affari che viaggiano spesso per lavoro in vari Paesi nel mondo. La diffusione è stata contenuta nei quartieri benestanti, ma poi si è diffusa gradualmente nelle zone più povere, nelle periferie nelle zone baraccopoli (Slum), con impatti devastanti colpendo tutti anche i bambini».

In Germania, in un primo momento hanno confermato l’adeguata performance nel gestire le azioni di controllo sanitario, avendo un ottimo risultato nel contenimento della malattia. Successivamente, il ritorno dei contagi avvenuto in una regione della Germania ha confermato che le disattenzioni nei controlli sono pericolose, che le azioni restrittive dovrebbero essere tenute sempre sotto controllo, a causa della velocità del contagio. È il caso del contagio nel mattatoio, esempio di come è rapida la diffusione del virus. Infatti, nello stabilimento Tönnies, nel distretto di Güetersloh, dove 1.330 persone sono risultate positive al Covid-19, le autorità hanno cercato di impedire la diffusione della pandemia, inviando virologi, personale medico e sanitario per il tracciamento del contagio tra lavoratori, famiglie dei lavoratori, amici, vicini di casa, ordinando test di massa a tutti i lavoratori e alla popolazione e mettendo in quarantena migliaia di persone: un lockdown forzato. La manodopera stagionale ha facilitato la diffusione del contagio tra i lavoratori (immigrati dall’Europa dell’Est), persone che vivono in stanze multiple e affollate, favorendo il contagio. Il nuovo focolaio, oltre che colpire la salute dei lavoratori e la popolazione della zona, ha penalizzato fortemente l’economia, che ha subito perdite consistenti, oltre a dover fare i conti con i nuovi contagi e con le morti che ne conseguono, decimando la popolazione. «Si prenderanno tutte le misure necessarie per arrestare la diffusione della malattia» 4

È chiaro che nei Paesi dove sono minori i rapporti con le società multinazionali le persone contagiate sono state in quantità molto minore. Invece, nei Paesi dove il traffico delle persone e dei rappresentanti delle imprese multinazionali è molto più presente e lo scambio commerciale più dinamico, e dove ci sono persone agiate che possono spostarsi molto più facilmente da un Paese all’altro, i contagi sono stati più numerosi. 

Ad esempio, «In Africa, ci sono regioni che non sono state infettate pienamente. Nell’Africa Subsahariana sono pochi e molto deboli i casi di Covid-19, perché il traffico internazionale è minore che negli altri continenti. Lo stesso accade in Africa Occidentale, a differenza dell’Africa del Nord, dove il traffico internazionale è invece molto dinamico e la maggioranza delle persone è privilegiata, e quindi ha la possibilità di viaggiare all’estero, con la conseguenza che i contagi sono numerosi» 5

  1. Thomas Zimmer. Ricercatore all’Università di Friburgo in Brisgovia-Germania. Info: swissinfo.ch (17/06/2020)
  2. Thomas Zimmer. Ricercatore all’Università di Friburgo in Brisgovia-Germania. Info: swissinfo.ch (17/06/2020)
  3. Antonine Flahault, direttore dell’Istituto di salute globale dell’Università di Ginevra. (09/04/2020)
  4. Stefen Seifert, portavoce della cancelliera Angela Merkel
  5. Medici senza Frontiere.

Elva Collao

Torna in alto