Dall’analisi storica della mobilita sociale, si apprende che moltissime persone si spostarono dai luoghi d’origine alla ricerca principalmente di “lavoro”; ma si sapeva che arrivando a destinazione “nulla sarebbe come prima”. Infatti dal XVI secolo, alcuni Italiani innanzitutto liguri approfittando i legami che la Repubblica di Genova aveva con la Spagna, intrapresero i viaggi. La navigazione fu a navigazione mista: vapore e vela; il viaggio durava mesi. L’immigrazione continuò nei secoli a venire; ma molti si doverono inventare il lavoro. Per non finire in miserie si dedicarono a svariati lavori come le “pulperíe”, “emporio commerciale”, creando varie istituzioni e varie società a beneficio dei lavoratori, non solo italiani; motivo per cui crearono «Il Sindacato Unico di trabajadores del Perú», istituzioni che si moltiplicarono in tutta l’America latina.
Autore: Elva Collao
Elva Collao Arce è una pedagogista, artista e ricercatrice di origini peruviane, nata a Lima e residente a Genova da oltre vent’anni. Laureata in Scienze della Formazione presso l’Università di Genova e diplomata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Lima, ha dedicato la sua vita allo studio dei processi educativi, interculturali e artistici. Esperta in processi formativi e di educazione degli adulti, ha sviluppato una solida competenza nelle dinamiche di apprendimento e nella mediazione culturale. La sua formazione post-laurea comprende percorsi specialistici in: Mediazione Comunitaria Mediazione nelle Comunità Plurilinguistiche (Facoltà di Lingue) Diritti Umani e della Comunità Europea (Dipartimento di Scienze Politiche – DISPO) Processi Interculturali e Comunicazione: Modelli e Forme di Inclusione-Strategie (Endofap) Normative sull’Immigrazione (Dipartimento di Economia) Donne, Politiche e Istituzioni (Dipartimento di Scienze Politiche) Cooperazione Internazionale allo Sviluppo (Dipartimento di Economia) Con un’esperienza che abbraccia America Latina ed Europa, Elva ha lavorato come insegnante, mediatrice interculturale e formatrice in progetti di inclusione sociale, diritti umani e pari opportunità, collaborando con enti pubblici e privati. Le sue ricerche e attività divulgative si concentrano sull’analisi delle dinamiche sociali, culturali e storiche delle società latinoamericane, con particolare attenzione ai temi dell’identità, del meticciato e dell’educazione interculturale. Attraverso il suo blog e le sue pubblicazioni, Elva Collao Arce promuove il dialogo tra culture, la valorizzazione delle tradizioni popolari e la conoscenza come strumento di crescita personale e collettiva.
Nella storia, con il passare degli anni, molte persone nel mondo hanno contestato e rifiutato le disuguaglianze reclamando i diritti. In vari paesi del mondo nei quali i diritti sono stati trascurai la popolazione ha sofferto, soprattutto “nei casi in cui alcuni diritti vengono dopo gli altri diritti”, in base alle tradizioni esistenti in quel contesto, derivanti dalla mancanza di rispetto dei diritti fondamentali degli esseri umani, e del diritto di uguaglianza tra “uomini e donne”. Si tratta di discriminazioni che si manifestano fin dalla nascita e che poi permangono durante tutto il corso della vita delle persone soggette a tali discriminazioni, e sono dunque condannate a vivere in una situazione di svantaggio.
Dal meticciato della cucina peruviana, all’influenza della cucina Cinese-Cantonese; dal «Chi-Fan» si creò il «Chifa», che oggi risulta parte dell’arte culinaria tipica del Perù. Diversità che sono un piacere del palato.
Generazioni di discendenti sono all’origine delle diversità dei peruviani: rossi, bianchi, gialli, neri, viola. Diversità che ci hanno permesso una coesistenza variopinta, influenzata dalle diverse etnie arrivate nei territori del Perù. Cioè: «chi non ha di Ingo ha di mandingo». Non è consueto chiedere come si autodefiniscono gli stessi figli di immigrati, tenendo conto delle loro discendenze. In merito a ciò, a un bambino i cui genitori erano discendenti dall’etnia cinese fu chiesto che cosa si sentisse di essere realmente, cinese o peruviano. E lui rispose: “Io non ho da scegliere se sono cinese o peruviano. Appartengo a entrambe le etnie”.
Nella maggior parte dei paesi in Via di Sviluppo o Emergenti esistono livelli di alti tassi povertà nelle popolazioni e molti di esse non raggiungono la soglia di formazione del capitale sociale. “Gli svantaggi causati da circostanze personali, sociali, culturali o economici possono ostacolare l’istruzione dei bambini e rappresentano “una sfida per i sistemi scolastici della regione”. Perciò, ciò che è ammissibile in qualsivoglia collettività con un livello di vita in media basso, “è inaccettabile in un’altra collettività dove invece i livelli di vita sono in media superiori”.
Dalla quasi esclusività della DAD, che non a caso è stata intensificata, divenendo indispensabile per proteggere i ragazzi dalla diffusione del contagio, è derivato anche l’effetto per cui i ragazzi risentono dei mutamenti improvvisi di contesto e di ambiente; infatti, l’assenza di interazione in aula con loro pari, in alcuni casi ha fatto insorgere segnali di solitudine e di mancanza di concentrazione negli studi, nonché un basso rendimento. Questo è il motivo per cui, tra lezioni online e il procedere della pandemia, in numerose scuole si sono avviate le procedure di supporto psicologico. I genitori sono preoccupati, motivo per cui in moltissime scuole si sono già avviate altre attività di sostegno dei ragazzi.
L’affermarsi di un nuovo rapporto economico-sociale e lavorativo fa sì che i ragazzi debbano prepararsi ai nuovi lavori che richiedono le competenze necessarie, tenuto conto dei nuovi mezzi tecnologici che progrediscono ogni giorno, e dei nuovi dispositivi che continueranno a trasformare il mondo con una intensità impossibile da prevedere.
Il provenire da una famiglia con un elevato status economico, ossia con un background economico e culturale privilegiato, si può configurare come una condizione di vantaggio nel rendimento scolastico, dal momento che la famiglia ha risorse che si manifestano nella trasmissione di elevate attese, ossia la predisposizione del capitale economico umano e culturale di una famiglia che rispecchia il livello di istruzione de suoi membri.
La disuguaglianza nella adeguata fornitura della rete digitale separa il divario che c’è tra chi ha accesso adeguato alla rete telematica e chi non l’ha, vedendosi così a trovare in condizioni di esclusione sociale ed escluso dalle conoscenze, dalla formazione, dagli apprendimenti “uguali per tutti”, in considerazione del rispetto dell’uguaglianza che offre la cultura globalizzata odierna.
L’utilizzo di ampia portata della rete in maniera non adeguata è un segnale fondamentale delle situazioni difficili in cui ci troviamo: la comunicazione intergenerazionale e soprattutto la perdita dell’interesse per le cose durature. I ragazzi e giovani trovano difficoltà nei contenuti capaci di orientarli nel presente e nel progettare il loro futuro, così come rendere positivo l’incontro con gli altri. Abbandonate le strutture logico-deduttive e lineari, apprendono per “scoperta”, hanno un “ragionamento più libero”, dove prevale la modalità emozionale del momento, l’interesse per il “real-time”. L’immediatezza di recuperare informazione dalla rete e la condivisione con il gruppo sul web e sui social media fa diventare i ragazzi più fragili e dipendenti. Si tratta dei Nativi Digitali, cioè i giovani dai 13 ai 24 anni: socializzando in rete e adattandosi alle nuove tecnologie che utilizzano le diverse applicazioni in tempo reale hanno sviluppato un nuovo modo di pensare, di parlare e di comunicare.
